Lot 1037 save

LODEWIJK TOEPUT detto LODOVICO POZZOSERRATO

Anversa o Malines 1550 c.a – Treviso 1604/05 Paesaggio con il duca di Barcellona che porta la figlia posseduta dal demonio dall'eremita Jean Garinolio su tela, cm 101,5x121 Paesaggio con il demonio che, sotto le spoglie di un frate, tenta Jaen Garinolio su tela, cm 101,5x121 Paesaggio con Jean Garin che, ispirato dal demonio, uccide la figlia del duca di Barcellonaolio su tela, cm 101,5x121 Paesaggio con Jaean Garin che, pentito per l'omicidio commesso, si reca penitente dal papaolio su tela, cm 101,5x121 Paesaggio con Jean Garin che, ottenuto il perdono, riceve la visita di alcuni pellegrini olio su tela, cm 101,5x121. Questi cinque grandi paesaggi, assai ben conservati, costituivano la decorazione di una sala del palazzo veneziano della nobile famiglia dei Marcello e sono incentrati sugli episodi della vita dell'eremita Jean Garin, fondatore del monastero di Montserrat. L'importanza del ciclo è data, oltre che dall'altissima qualità esecutiva, dalla rarità del soggetto iconografico (in parte spiegato dai cartigli ormai difficilmente leggibili) per il quale nessun altro esempio maturato nella cultura figurativa nordica è noto. Nella prima tela si narra l'episodio in cui lo sfortunato conte di Barcellona, detto "El Velloso", si reca con un piccolo seguito nella grotta dell'eremita Jean Garin con la figlia Riquilda, posseduta dal demonio, nella speranza di poterla far guarire. Nella scena successiva è raffigurata la tentazione dell'eremita da parte del demonio nelle sembianze di un monaco. Il terzo dipinto, poi, raffigura Jean Garin che, in preda a pensieri demoniaci, tenta di sedurre la giovane principessa e, incontrando la sua resistenza, la uccide. La scena seguente vede l'eremita, ormai tornato in se, recarsi pentito al cospetto del papa per confessare il crimine commesso. Ottenuto il perdono a patto che il religioso non avesse mai più proferito parola e rivolto lo sguardo al cielo, Jean Garin viene raffigurato nell'ultima tela inchinato verso terra e muto in compagnia di alcuni viandanti recatisi a fargli visita. E' autore del ciclo quel Lodewijk Toeput, il cui nome fu in seguito italianizzato in Lodovico Pozzoserrato, che giunse a Venezia prima del 1578 per avvicinarsi all'ambiente del Tintoretto e che, dopo un viaggio a Firenze e a Roma compiuto nei primi anni del nono decennio, si trasferì definitivamente nel Veneto, fissando al propria residenza a Treviso, dove la sua presenza è documentata a partire dal 1582 fino alla morte avvenuta tra il 1604 e il 1605.E' assai probabile che questa serie di tele appartenga alla prima maturità del pittore, negli anni Ottanta, come ben dimostra il particolare impianto paesistico che li connota, soprattutto per quel che riguarda la tendenza a dare notevole rilevanza agli ultimi piani, "nel rendere cioè – come scrive Rodolfo Pallucchini (La pittura veneziana del Seicento, Milano 1981, vol. I, p. 63) - sconfinate lontananze ottenute con delicati cromatismi". In effetti, appare evidente in questi grandiosi paesaggi la volontà, comune ad altre opere che la critica tende a datare a questo stesso trono di tempo, quali ad esempio il Paesaggio alpestre con eremita dell'Alte Pinakothek di Monaco (ibidem, vol. II, fig. 154) o la Torre di Babele dipinta tra il 1583 e il 1587 per il castello Fugger di Kirkhheim, di dilatare all'infinito lo spazio, al di là delle forti quinte prospettiche poste in primo piano, in una successione di avvallamenti percorsi da fiumi, di ampie vallate, di spuntoni rocciosi e di vere e proprie montagne che via via si perdono, all'orizzonte, in evanescenti effetti cromatici. Sono paesaggi favolosi, evidentemente derivati dalla tradizione nordica e prossimi a quelli dipinti negli stessi anni a Roma da Paul Brill, con cui forse il Pozzoserrato condivise gli anni di permanenza nella città dei papi. Egualmente tipiche della produzione del Pozzoserrato sono anche le figurette di chiaro stampo nordico poste sui primi piani, soprattutto sui margini laterali dei dipinti, assai vivaci sia nella dinamica dei gesti che nel cromatismo, che ritornano del tutto simili anche nelle sue opere coeve citate sopra. Nel loro complesso, queste cinque interessantissime tele devono essere considerate una fondamentale aggiunta al catalogo del pittore belga, costituendo un'interessantissima anticipazione della sua produzione matura, in particolare per quel che riguarda il gruppo di opere dipinte per la Cappella dei Rettori del Monte di Pietà di Treviso, che costituisce probabilmente il suo capolavoro tardo e dove molte delle soluzioni adottate nella realizzazione di queste tele riaffiorano in forme più mature.

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Auction details

Furnitures, Drawings & Old Master Paintings
6:30 AM PT - Jul 6th, 2008

offered by
San Marco Casa d'aste S.p.A.

Santa Croce 1681/A
Venice, 30135
It Auction